Mi sono spesso chiesto cosa ci voglia per fare un buon professionista nel campo dell'informatica. La domanda non è oziosa perchè a chiedersi dove si può migliorare c'è sempre da imparare. Tempo fa qualcuno ha scritto una frase del tipo: Si guadagna per quello che si sa, non per quello che si fa
Stamane, parlando con un amico a proposito di come può scattare una bella fotografia, mi è venuto in mente questo post proprio quando me ne sono uscito con il seguente concetto: puoi avere la più bella macchina fotografica, conoscere a menadito la tecnica, ma se non la usi con creatività non ti serve a nulla. Questo, che a mio parere si applica perfettamente anche nel campo dell'ingegneria del software, pone un ulteriore strato nella comprensione di cosa voglia dire essere un buon professionista.
E' chiaro che queste componenti, la disponibilità di strumenti, la conoscenza e quello che io chiamo il pensiero creativo debbono coesistere, ma mi chiedo quali siano le "dosi" per comporre questo saporito cocktail. Per me sono queste:
- 1 parte di conoscenza
- 1 parte di strumenti
- 2 parti di rigore
- 3 parti di pensiero creativo
Personalmente deputo una scarsa importanza alla conoscenza, non in senso assoluto, ma soprattutto nel rapporto con le altre componenti. Io mi sono spesso trovato a raggiungere la conoscenza quando se ne sia presentata la necessità, emersa spesso dall'applicazione del pensiero creativo. Certo, sapere cosa ci aspetta, cosa la tecnologia ci proporrà nel futuro è utile, ma forse stare addosso a tutte le beta del mondo non è proprio la cosa più utile di questo mondo. Lo stesso vale per gli strumenti. Come tali sono utili, ma occorre sapere come e soprattutto quando usarli per trarne vantaggio.
Rimangono il rigore e il pensiero creativo. Due componenti che possono sembrare in contrasto tra loro, ma che in realtà io ritengo semplicemente l'una l'espressione dell'altra. Mi chiedo come la pensiate voi...