Apprendo stamattina della morte di Piergiorgio Welby. Sono fortemente diviso tra la tristezza di sapere che il 2006 si è portato via un altro grande uomo, e la gioia di sapere che finalmente Piergiorgio ha ottenuto la liberazione dalla sua prigionia durata 40 anni. Non posso che ricordare la profondità e l'acume dei suoi scritti, e per questo rattristarmi che Piergiorgio non sarà più tra noi a nutrirci della sua forza e creatività, ma di fronte alla coscienza che il suo desiderio è compiuto rallegrarmi della consapevolezza che ora certamente Piergiorgio sta bene.

Grazie di essere stato tra noi.


Si fa un gran parlare della situazione economica del nostro paese, e dello spettro "sudamericano" che minaccia il nostro benessere, ma di solito questa prospettiva ha una sorta di comoda intangibilità che ci protegge e ci fa pensare che in fondo prima di arrivare a una situazione di stampo Argentino ne debba trascorrere ancora parecchio di tempo, e quindi, un po' egoisticamente facciamo finta di nulla. Purtroppo non è così. Le cose cambiano in modo lento ma continuo e quando arriviamo ad apprezzare un cambiamento è ormai troppo tardi per ritornare sui nostri passi. Tutto questo per arrivare a dire che quest'oggi ho avuto un piccola dimostrazione della decadenza cui è sottoposto il nostro paese, un piccolo segnale che dovrebbe farci pensare.

Stamattina mi sono recato all'ufficio postale di Quinto di Treviso - quale miglior posto per rendersi conto della decadenza - e appena entrato mi sono sentito come se avessi varcato la soglia di un altro paese, di un luogo ove regna il disordine e la maleducazione. Non mi riferisco in particolare alla maleducazione degli impiegati, che peraltro non si può dire se ne sentisse la mancanza, ma alla maleducazione di un luogo che ti umilia perchè ti fa sentire fuori della civiltà cui pensavi di appartenere. 

Appena entrato, mi reco al moderno apparecchio che dovrebbe governare le code e diligentemente prendo il biglietto, e mi soffermo in attesa del mio turno a guardare l'ambiente che mi circonda. Il pavimento, di quella gomma nera a pallini incrostato dello sporco di migliaia di passi, come se nessuno lo pulisse da almeno un secolo. Sulla sinistra, proprio sopra gli sportelli una serie di libri, videocassette, manifesti, e quant'altro, raccolte senza nemmeno un apparente ordine. Abbasso lo sguardo e vedo che sulle colonne che separano gli sportelli sono fissati con una punta di scotch una serie di stampe su fogli A4, un po' spiegazzate, completamente in disordine, e senza alcuna logica. Si tratta a prima vista di materiale pubblicitario, qualcosa a proposito di un sito internet delle poste, che sinceramente dopo aver visto questo stupido tentativo pubblicitario mi è passata la voglia di vedere. Dopo pochi istanti si affaccia allo sportello una impiegata, malvestita e con un fare rude si rivolge ai presenti con un... "a chi tocca?". Automaticamente abbasso lo sguardo sul biglietto che tengo in mano e che riporta un P016 a caretteri cubitali e poi lo alzo per vedere se il mio numero è apparso sul quadrante... fermo al numero P011... giusto in tempo perchè il mio vicino entrato palesemente dopo di me si facesse avanti e mi soffiasse la ghiotta opportunità. Sto ancora cercando di capire cosa sia successo quando mi rendo conto di un particolare agghiacciante, che prima non avevo visto o forse non avevo voluto vedere. I fogli pubblicitari che dapprima avevo notato solo sulle colonne tappezzano anche il vetro dello sportello in modo tale da arrivare più o meno all'altezza del petto rendendo palesemente impossibile vedere in faccia l'impiegato dall'altra parte. E' più o meno in questo stato che finalmente raggiungo lo sportello e cercando di vedere nello spiraglio lasciato libero tra due fogli accostati male chiudo il più rapidamente possibile l'operazione.

Lo confesso, ho una vena teutonica nella mia anima. Amo i paesi tedeschi soprattutto per il rispetto che le persone hanno degli altri, e per il conseguente rispetto che gli uffici pubblici o privati che siano portano ai cittadini che li frequentano. In quei momenti mi sono rivisto davanti agli sportelli dell'ufficio postale di Villach, di Norimberga o di Berna (si certo, io li frequento... fate anche voi questo istruttivo esercizio di quando in quando), e ho cercato di ricacciare indietro il ricordo per evitare che lo schifo della decadenza che mi circondava mi schiacciasse. Nel frattempo la mia vicina di sportello ha ordinato un CD di Adriano Celentano e Beppe Grillo mi scrutava con lo sguardo spiritato pochi centimetri sopra la mia testa dalla copertina di un libro... Vabbè, è vero che il modo vive di business, ma quando questo dimentica il rispetto verso gli utenti di quello che dovrebbe essere un servizio fondamentale allora probabilmente più che Quinto di Treviso stiamo parlando di un sobborgo di Buenos Aires... o è la stessa cosa?

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Beh, non è mia abitudine razionale come sono, raccontare ad altri i miei sogni, ma in questo caso lo voglio proprio fare. Tanto più che non è da tutti bloggare su un sogno proprio nel bel mezzo del sogno stesso. Vi sembrerà incredibile, ma sto sognando che un Radicale è diventato ministro. Anzi vi dirò, non un Radicale qualunque (anche se il qualunquismo proprio non è Radicale), ma proprio lei, nientemeno che Emma Bonino. Per carità, non vi mettete a ridere, so che è pazzesco che un Radicale entri in un Governo italiano, tanto è vero che dall'ultima volta che è successo sono passati 50 anni, e in questo periodo ci sono passati e ripassati tutta una serie di ladruncoli, malfattori, aguzzini e bugiardi che ormai la speranza si era talmente diluita da richiedere misurazioni quantistiche per rilevarla. So di avere stimolato la vostra curiosità, di certo vi starete chiedendo almeno una cosa; starete certamente frugando nella vostra memoria per cercare di ricordare chi fosse quel Radicale che cinquant'anni fa entrò al governo. Lasciate perdere, non c'è speranza dato che quel periodo storico non è incluso nei libri di testo, forse non vi avete mai dato il giusto peso, ma pare che per la scuola la storia italiana si fermi al '45. La persona di cui stiamo parlando è Ernesto Rossi e credetemi l'ho scoperto da poco anche io. Ernesto Rossi non fu ministro ma sottosegretario nel governo Parri e nonostante tale governo rimase in carica per solo cinque mesi egli riusci a condurre mirabilmente lo smaltimento dei residuati bellici sui quali vi erano parecchi interessi economici di industriali senza scrupoli. In seguito mantenne fino al 58 la carica di presidente dell'Azienda Rilievo Alienazione Residuati. Ora capirete che pensare che dopo cinquant'anni di totale assenza ora Emma Bonino sia diventata Ministro, è davvero un sogno. E vi dirò di più. In questo mio sogno sto vedendo Emma che parla, durante una commemorazione svoltasi a Ventotene (ah, a Ventotene Ernesto Rossi ci fu imprigionato per venti anni) dopo il Presidente della Repubblica e sottolinea che forse sarebbe una buona idea tradurre in Arabo il manifesto europeista che vi fu redatto da Altiero Spinelli e guardacaso Ernesto Rossi. Lo so, vi sto rivelando dei risvolti del vostro paese che probabilmente solo pochi di voi conoscono. Io ci sono arrivato leggendo e ascoltando quello che di solito non è il comune sentire. Sarà per questo che sto facendo questo sogno e nonostante più volte mi sia schiaffeggiato non riesco a risvegliarmi. Vi prego, se questo è un sogno non svegliatemi. In questo povero paese probabilmente non sono rimasti che i sogni, quindi perchè buttare via anche questi?

E se non stessi sognando? Naaa.... impossibile!!!


Leggo sulla mailing-list "Notizie Radicali" di un articolo pubblicato dall'International Herald Tribune, che come capita spesso quando si tratta di voci autorevoli non ha avuto alcuna eco nel nostro paese. Si tratta di una lucida analisi della situazione deficitaria della democrazia italiana e di come le ultime elezioni siano state per molti versi molto simili a quelle per cui l'unione europea invia osservatori a tutela delle fragili democrazie. L'articolo, scritto sulla base dei dati elaborati dal centro di ascolto radicale, evidentemente ritenuto l'unico affidabile nel nostro paese, dimostrano che se brogli ci sono stati non si è certo trattato di quelli denunciati dall'ex presidente del consiglio. Insomma, anche stavolta siamo di imbarazzo per l'unione Europea.

Ecco come inizia l'articolo:

"While the European Union promotes democracy around the world, it lacks effective tools to address the status of democracy in its own member states. Italy's recent elections provide a troubling example."

Articolo originale: Italy's real election flaws embarrass the EU
Traduzione dell'articolo:
Veri brogli elettorali in Italia imbarazzano l’UE

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Sì, mi pare davvero scontato che quanto sto per dire sia una vera e propria ovvietà. Personalmente, avendo dato il mio voto al centro sinistra, ora ritengo sia del tutto naturale e spontaneo che Romano Prodi conferisca l'incarico di Ministro degli Esteri ad Emma Bonino. Credo di essere nel giusto affermando che in Italia probabilmente non vi è persona più adatta della leader radicale per ricoprire questa carica e restituire al nostro paese la considerazione internazionale che cinque anni di governo Berlusconi hanno distrutto. Ecco perchè ho fatto un piccolo banner che ho già posto nella banda laterale del blog. Invito chiunque la pensi come me a fare la stessa cosa.

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un articoletto interessante a proposito della ripartizione dei voti nelle ultime elezioni. Si parla tra l'altro dei fantomatici 45000 voti che Calderoli vorrebbe soffiare al centrosinistra e delle speranze dei Radicali di entrare al senato. Ma la parte più "illuminante" è quella ceh si trova alla fine del brano, dove si parla di come la CDL ha "organizzato" la legge elettorale a proprio vantaggio, chiarendo almeno in parte i motivi del recente "quasi pareggio".

Link: http://www.radicali.it/view.php?id=58461

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Per curiosità posto i dati sulle statistiche del mio weblog nella giornata dello scrutino delle elezioni politiche

Day Date Page Loads Unique Visitors
Monday 10th April 2006 1,755 1,345

Mi sa che gli italiani stanno iniziando a fidarsi di più dei weblog che di tv e giornali.

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No, non sono pazzo e non si tratta nemmeno di un refuso. L'aggettivo che in questi giorni si accompagna più spesso al sostantivo Italia è divisa, per la precisione in due parti uguali. Tutte le polemiche vertono su questo punto. Tuttavia consentitemi di segnalare che a mio parere l'Italia non è mai stata così unita. La divisione in uno cui mi riferisco nel titolo è appunto il sentimento di noia/indecisione/inedia che la politica di questo sfortunato Paese ha regalato a tutti i cittadini indistintamente.

A parte forse (ma forse...) coloro che come me sono fortemente polarizzati e hanno votato per le persone in cui credono, semplicemente perchè le seguono e credono fortemente i esse, tutti gli altri - e converrete con me, sono la stragrande maggioranza - hanno votato in preda ad una netta sensazione di dubbio che si può esprimere con le seguenti parole: "voto questo partito perchè lo ritengo il meno-peggio, ma tanto... non cambia nulla".

A dirla tutta, io stesso pur votando per la Rosa nel Pugno con tutta la convinzione che mi lega a tale forza politica sono andato al seggio in compagnia di quella sensazione che mi ha fatto spesso chiedere se a dare indirettamente il mio voto a Prodi non stessi facendo qualcosa di sbagliato. Ma per inciso intendiamoci, la medesima sensazione l'avrei avuta se fossi andato con la convinzione di dare un voto indiretto a Berlusconi.

C'è poco da fare. La divisione più netta che si può rilevare nel paese oggi, non è quella tra il 49,9 dei votanti di destra e il 50,1 di quelli di sinistra, ma il canyon scavato per lustri dall'Acheronte della sete di potere tra noi cittadini-sudditi e i nostri governanti assetati-di-potere.

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Che Berlusconi non avesse i numeri per vincere queste elezioni lo si sapeva da tempo, tant'è che in modo apparentemente inspiegabile all'improvviso la maggioranza aveva deciso di cambiare la legge elettorale riportandola da maggioritaria a proporzionale, contro l'opinione della maggioranza dei cittadini.

Oggi finalmente siamo arrivati a capire il motivo reale di quel colpo di mano che alcuni mesi fa aveva mobilitato anche la sinistra, che probabilmente aveva subodorato il vero motivo, ma come sempre non era riuscita minimamante a contrastarla. Il risultato di questa legge è stato ne più ne meno che lo sfascio totale delle istituzioni. In un paese in cui i cittadini sono decisamente disaffezionati alla democrazia e disgustati da politica e istituzioni, un risultato di parità come quello cui stiamo assistendo non può che suscitare i dubbi e le recriminazioni degli uni e degli altri.

Senza contare poi che tale risultato causerà sostanzialmente un ingovernabilità disastrosa. In un paese la cui economia è di fatto distrutta dalle politiche clientelari della ex maggioranza e dai 60 anni precedenti, quello che ci sarebbe voluto è un governo forte che potesse guidare l'uscita da questa situazione esplosiva. Invece, quello che avremo sarà un periodo di estinzione del labile alito di democrazia residua e di continui litigi e baruffe, che potranno avere l'unico effetto di portarci oltre l'orlo del baratro della argentinizzazione.

E' triste dover constatare questa situazione. Quello che ci aspetta non è per nulla roseo e privo di dolore e difficoltà. Temo che non passerà molto tempo prima di sentirne le conseguenze.

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Inutile che vi stia a dire la mia posizione a proposito dell'infelice esclamazione di Berlusconi a proposito dei "coglioni". E' talmente palese la bassezza di tale comportamento che non occorre dire altro. Lasciatemi però spendere un ringraziamento nei confronti di Silvio che grazie a questo ci ha regalato un impagabile esperienza.

Se come me avete seguito i sommari (con due "emme") dei telegiornali avrete notato come questo termine sia "inciampato" più e più volte tra i denti dello speaker o della speaker di turno. Sentir dire "coglioni" da parte di Cesara Buonamici o ancorpiù dalla compunta Cristina Parodi è una esperienza non di tutti i giorni. Mentre ascoltavo alla radio la rassegna di questi sommari, mi immaginavo le proteste che probabilmente sono scaturite da parte dei più bacchettoni. La/il giornalista, preso in mano il copione strabuzza gli occhi: "io questo non lo dico!". Segue un rapido scambio di battute al fine di convincere la vittima che il suo lavoro impone anche questo genere di sacrifici.

Ma, lasciatemelo dire, il più impagabile è stato il giornalista del TG1 Notte che, dopo un'arzigogolata introduzione, ha distolto lo sguardo dalla telecamera nel momento in cui ha pronunciato la frase incriminata, quasi a sottolineare che aveva bisogno di leggerla sul monitor al suo fianco piuttosto che dal pacco  di fogli stretto nelle sue mani. Un modo come un altro per sottolineare il distacco.

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Secondo la medesima fonte citata in un mio precedente post, e utilizzando il medesimo meccanismo di calcolo che ho già illustrato, ecco l'aggiornamento delle probabilità di vittoria dei due principali candidati alla presidenza del consiglio:

Romano Prodi: 93,75% (1/5)

Silvio Berlusconi: 6,25% (3/1)

Tengo a precisare, come qualcuno ha giustamente fatto notare, che le percentuali espresse non corrispondono ai voti che andranno a ciascuno dei candidati, ma semplicemente alle probabilità che l'uno prevalga sull'altro. Tali percentuali sono dedotte dalle quotazioni dei bookmakers e personalmente le ritengo molto attendibili.

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