Scopro solo oggi questo articoletto che è uscito su il foglio lo scorso 12 Ottobre. Porta una notizia davvero significativa, in merito ai numeri del famigerato uragano Katrina, con cui i media hanno riempito le prime pagine e i teleschermi quando le cifre che volavano erano a 5 zeri. L'articolo, pur non sminuendo per nulla la catastrofe che si è verificata da la misura precisa del giornalismo Italiano (e forse purtroppo mondiale) che ha battuto la grancassa sventolando dei numeri (10/25000 morti) che in realtà sono del tutto ingiustificati, salvo poi non pubblicare rettifiche e scuse se non in forma di trafiletto, quando le cose vengono ridimensionate alla loro effettiva misura. Io non mi fido dei giornali e dei giornalisti ormai da parecchio tempo, ma forse qualcuno che ancora lo fa potrà rivedere la propria opinione leggendo queste poche righe.

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La mia sensazione in questi giorni è proprio di essere a due passi da un baratro. Proverò ad esporvi questa mia sensazione usando termini che non mi appartengono e che non condivido del tutto, ma lo faccio proprio perchè forse è bene parlare chiaro e lasciare da parte inutili fronzoli. Da oggi infatti i due passi che ci separano dal baratro non sono più due ma uno solo. Il baratro cui mi riferisco è quello che in molti hanno definito "prima repubblica". Quell'ignobile coacervo di corruzione in cui siamo rimasti impantanati per 50 anni e da cui abbiamo cercato di uscire per altri 10, ma che fino ad oggi era rimasto li, aggrappato alle nostre caviglie, in agguato nell'oscurità pronto ad ingoiarsi in un sol boccone le poche malriposte speranze di noi italiani. Il passo che rimane è piccolo, sento già lo scricchiolio dei sassolini che cedono sotto le suole delle mie scarpe, e ha le sembianze di un voto parlamentare, quello che con un rapido colpo di spugna cancellerà per chissà quanti altri anni la volontà che milioni di cittadini hanno chiaramente espresso nei referendum contro la legge proporzonale. Nei prossimi giorni infatti si terrà l'esame della nuova controriforma proporzionale al senato dopo che stamane la camera l'ha approvata con una corsa mozzafiato cui i nostri "disonorevoli" parlamentari non si sottopongono nemmeno per qualche questione di vita o di morte. Stavolta sul piatto c'era la "robba". Un bel bottino che faceva loro gola, che quando la legge elettorale proporzionale sarà ristabilita potranno tornare  spartirsi come hanno fatto fino al '92 quando qualcuno ha scoperchiato la pentola e tirato fuori il marciume. Quel bottino è la nostra vita, e ancor più la vita dei nostri figli che dovranno sopportare di vivere in un paese che non li ama e non li rispetta, come maialini pronti da fare porchetta cercando di fregare il prossimo per succhiare dalle mammelle di mamma scrofa. Sono un non violento, ma in questa occasione non riesco a non pensare in modo violento, a come vorrei spaccare la faccia a qualcuno che si è preso gioco di me e degli altri miei concittadini. Penso che ormai non ci sia più speranza, che forse è proprio la violenza quello che serve, un orgigno che ci liberi di questi bastardi. Non mi capita spesso di pensare in questi termini, e come dicevo queste sono parole che non mi appartengono. Sono tipicamente una persona che cerca di usare la testa e non i muscoli, ma so per certo che l'uomo ha i suoi limiti e non può sopportare all'infinito l'umiliazione e la disperazione. So anche che al mondo ci sono persone che hanno dei limiti di sopportazione molto più bassi dei miei. Spero solo che non si arrivi a tanto perchè se così fosse sarebbe una sconfitta definitiva per chi ha sempre creduto nella democrazia ma temo che il baratro che ci attende faccia precipitare con noi anche il buonsenso. Vi prego, dedicate qualche minuto a ricordare quello che succedeva quando in Italia si andava a votare per i partiti e non per le persone. Quando per anni e anni si susseguivano crisi di governo e rimpasti che però lasciavano tutte le cose esattamente uguali a se stesse. Pensate ai danni che ha fatto quel 25% di droga proporzionale all'attuale pessima legge elettorale, ma a quanto lo stesso questa legge ha cambiato le cose. Pensate che cosa c'è qui, e a cosa c'è laggiù sul fondo del baratro che ci aspetta.  E poi, se potete, fate qualcosa.

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Finora ho taciuto su un argomento che mi è invece molto caro, probabilmente perchè come molti mi ero illuso che quello che sta succedendo non fosse una cosa cui si potesse arrivare con una tale facilità. Mi riferisco alla modifica della legge elettorale in senso reazionario-proporzionale, che si sta concretizzando in questi giorni con la rapidità di un cancro all'ultimo stadio. Come sentivo dire stamattina da Pannella alla radio, il problema non è tanto che si stia cercando di tornare al proporzionale alla fine della legislatura, nulla lo vieta se non il buonsenso, ma soprattutto che ci si stia provando con dei tempi e dei modi che fanno urlare allo scandalo e senza che nemmeno i sostenitori di questo progetto ne possano discutere. Detto questo vorrei puntualizzare un paio di concetti, che molti dimenticano quando parlano dell'argomento, e che io ritengo i veri motivi per cui indignarsi. Innanzitutto la democrazia. Se il popolo si è espresso per portare nel paese una legge di tipo maggioritario, non si capisce perchè ora si debba tornare al proporzionale. E' evidente che a questo punto lo strappo tra governanti di maggioranza e di opposizione e cittadini sta diventando veramente pericoloso e irreparabile. Sì, personalmente ritengo che anche l'opposizione abbia le proprie responsabilità, visto che si guarda bene dal citare il vero motivo per cui non bisogna tornare al proporzionale, e cioè perchè i cittadini non lo vogliono. Alla fine dei conti anche nell'opposizione ci sono delle forti tensioni che spingono per una controriforma radicale che ci catapulti indietro a cose come il pentapartito e governi d'emergenza e unità nazionale, dei quali i partiti si nutrono come le api al miele. Ma anche ammesso e non concesso che questo balzo indietro sia accettabile, a ben guardare questa legge proporzionale, spacciata come un toccasana per il paese, invece ne sarà la sua pietra tombale. Infatti, la particolare combinazione scelta - ricordiamolo, derivante dalla legge della regione-rossa Toscana - consente ai partiti di nominare i propri eletti, senza che in alcun modo i cittadini riescano ad influenzare il risultato. Ci viene chiesto quindi di andare a votare per non dire nulla, rispecchiando in questo modo uno stato assolutista in cui si vota ma per dei candidati già eletti. E se andiamo a vedere quello che succede da 50 anni in Toscana, dove il governo indisturbato della sinistra non è mai stato scalfito, diremmo che si è scelto un modello che è significativo della considerazione che hanno i partiti dei cittadini italiani. E vi prego di non aspettarvi che questa sinistra sia in grado di contrastare questa legge elettorale. Anche se ora a parole indicano che ci debba essere una forte mobilitazione, sono del tutto convinto che internamente stiano facendo i propri conti dei vantaggi che un sistema politico congelato portarà anche a loro. Forse con questa legge proporzionale non riusciranno a vincere, ma è certo che la ricostruzione di un sistema istituzionale corrotto e illegale come quello che vigeva fino alla caduta del proporzionale, e che in realtà non è stato abbattuto del tutto nemmeno dallo pseudo-maggioritario mattarellum, porterà dei vantaggi anche ad essi, allenati come sono da mezzo secolo di consociativismo.

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Il segretario della CEI, monsignor Betori, stamane ci ha informato che la chiesa è esente da critiche, perchè parla per il bene del paese. Certo, l'arroganza di questi figuri non ha limiti, ed ora dobbiamo sorbirci anche l'indignazione di chi, pur entrando in politica non vuole pagare lo scotto che l'esternare libere opinioni immancabilmente richiede: l'essere contestati. Certo, si può dire che il fischio non sia un mezzo elegante e democratico, ma in questo caso è sintomatico del malcontento che affligge chi non avendo il potere della conferenza episcopale, deve ricorrere a questi mezzucci per far sentire la propria contrarietà. Il grigio monsignore, ci ricorda che la contestazione è stata "divertente", trasformando così in macchietta la legittima opinione di chi non la pensa come la chiesa e coglie l'occasione per ribadire che nella sua instancabile lotta contro il male, desidera punire con la dannazione chi vuole costituire una famiglia che non sia sotto il segno del matrimonio cattolico.

Mi unisco ai fischi.

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Il mio ultimo post ha suscitato un bel numero di commenti. In particolare ce n'è stato uno per il quale mi sono sentito in dovere di scrivere queste righe giusto per chiarire l'apparente contrasto rilevato da un lettore attento. Ho pensato parecchio all'osservazione che è stata fatta, e anche se di primo acchito mi era balenato di spiegare che anche il relativismo è relativo, ho deciso di meditare più a fondo sulla cosa prima di scrivere qualcosa. Vi sono certamente due angolazioni dalle quali il mio post precedente può essere letto e di conseguenza interpretato. La prima e più banale è una scelta di contrapposizione dura nei confronti di una persona che ha espresso delle opinioni davvero poco condivisibili. Perciò, dato che quello che egli etichetta come suo opposto è il relativista, ecco che automaticamente il sono tale in quanto desidero stare alla larga il più possibile da costui. In questo senso potrei anche rimanere coerente con quello che ho scritto in precedenza, dato che Pera nel suo discorso ha addirittura messo in discussione il pricipio democratico del voto, uno dei pilastri su cui si basa il concetto di democrazia. Questa spiegazione, per quanto plausibile, non la ritengo convincente e non riesco a riconoscermi in essa. Abituato come sono a non prendere delle posizioni in cieca opposizione con quelle con cui non sono daccordo, ritenendo che un opposto estremismo sia dannoso al pari del suo antagonista, proprio non mi vedo in questa parte. C'è però una spiegazione più articolata che si può opporre al commento che mi è stato fatto. Quelli che tipicamente vengono definiti i "valori assoluti", siano essi della chiesa cattolica piuttosto che dell'estremismo di destra o di sinistra, vengono tipicamente difesi mediante l'opposizione di divieti. Vietato procreare in provetta, vietato fumare uno spinello, vietato scopare prima del matrimonio. Tutto ciò altro non è che la cancellazione del diritto di ognuno di noi di decidere autonomamente dei divieti cui vuole o non vuole essere sottoposto. La mia visione della democrazia, espressa forse con termini che con il relativismo hanno poco in comune, invece è addittiva. In realtà l'elogio alla democrazia ci sta tutto, perchè essa è la base sulla quale io posso esercitare il relativismo tanto quanto altri possano cercare ed adottare diversi stili di vita. Considero legittimi tutti i modi di concepire la vita, perchè considero che quello che per me è valore potrebbe non esserlo per altri e quindi garantisco loro la libertà di esercitare le proprie scelte. Citando il mio post sulla democrazia: "La democrazia è la possibilità che ogni essere umano deve avere di autodeterminare il proprio destino e come tale non deve essere considerata un vezzo tipicamente occidentale, ma un diritto inalienabile di ogni uomo che si possa dir tale, sulla faccia di questo martoriato pianeta". Un diritto inalienabile, non è un "valore assoluto". E' semplicemente una possibilità di scelta garantita a tutti gli esseri umani, la possibilità in definitiva di vivere nel rispetto dei propri valori. Se poi qualcuno vorrà continuare ad essere oppresso da un tiranno, allora se lo andrà a cercare, ma sarà una sua scelta consapevole, e io sarei pronto a difenderla. Ma ora che milioni di persone questa possibilità non ce l'hanno, occorre innanzitutto dargliela. Per chiudere il post, mi urge l'esprimere un chiarimento. Non è vero che chi si dichiara come me relativista non ha valori. Semplicemente non li ritiene assoluti, ma semplicemente relativi a se stesso. Appunto, anche il relativismo è relativo.

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Sono "felice" di aver sentito le parole illuminate che Marcello Pera ha proferito in occasione della suo discorso presso il meeting ciellino. Felice, non certo per le parole in se, che trovo quanto di più ributtante ci si possa aspettare da qualcuno che pretende di essere una carica di "garanzia", ma perchè finalmente so con chiarezza da che parte schierarmi. Se qualcuno fino a ieri mi avesse posto la fatidica domanda, "ma tu sei relativista?", io probabilmente avrei risposto nicchiando che non ne ero certo, che di certo non ero schierato con il papa, e che forse mi sentivo più un liberale. Ma oggi, non fosse altro che per distinguermi visibilmente da quella schiera cui il Pera nazionale si onora di far parte posso dire che: "Sì, sono un relativista, sfegatato...". Anzi, giusto per chiarire per bene che io con quelli di CL, con i papisti, e col Presidente del senato, proprio non ho nulla a che spartire ho anche preparato questo bel gadget. All'inizio ero un po' dubbioso nella scelta della giusta terminologia. In effetti anche meticcio mi si addice molto, in fin dei conti sono "terrone" almeno per metà. Alla fine ho scelto il relativismo perchè pare che costoro abbiamo una preferenza marcata per emarginare questa classe sociale. Il simbolo poi gli si addice. Il relativismo, la nuova peste del 2005 merita di certo di essere annoverato nei composti a rischio biologico.

State alla larga!

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Ricordo ancora l'orrore che ho provato il giorno in cui scoprii che l'acquisto di un normale cono di gelato aveva raggiunto la fatidica soglia delle 1500 Lire. Non ricordo con esattezza quando è successo, ma di certo non è stato molto tempo fa. Ripercorrendo i ricordi direi che non poteva trattarsi di prima del 1997/98. A quel tempo, durante l'estate mi capitava sovente di recarmi dal gelataio per gustare un prelibato cono. Sorrido ancora se penso a quanto mi sono scandalizzato il giorno in cui ho fatto questa scoperta.

Racconto questo perchè quest'oggi, per una di quelle strane associazioni di idee che talvolta capitano, ho ricordato tale situazione proprio mentre mi trovavo a pagare il gelato che avevo appena acquistato per consumarlo la sera in poltrona assime alla ia famiglia. L'associazione di idee, mi ha rivelato in tutta la sua proporzione l'assurdita del contesto in cui viviamo. Per farla breve, le medesime due palline di gelato che allora mi erano costate 1500 Lire quest'oggi le ho pagate 1,60€ pari a 1,60 X 1936,27 = 3098 Lire cioè più del doppio di allora.

Ora, lungi da me l'idea di fare una uscita alla Calderoli, personalmente sono stato sempre favorevole all'Euro e tutt'oggi riconosco che l'Italia deve molto alla sua introduzione, nella misura in cui è stata "salvata", almeno per ora da una situazione di stampo "Argentino". Però se in appena 8 anni, il prezzo del gelato è raddoppiato, non oso chiedermi cosa sarà di tutto il resto, e soprattutto cosa dovremo aspettarci per i prossimi anni. Oltretutto stiamo parlando di un "bene" che è incluso nel paniere ISTAT, sia come alimento specifico sia suddiviso nei propri ingredienti costituenti (uova, latte e frutta).

Credo che sia palese, che qualcuno che ha voluto fare il furbo c'è stato, e che soprattutto c'è stato altrettanto qualcuno che ha preferito voltarsi dall'altra parte oppure che non ha saputo fare il proprio dovere di controllore. Però, in tutta questa analisi manca ancora una tessera del puzzle. Quello che più mi ha sorpreso è la facilità con cui ho sborsato i 4,80€ richiesti per 3 coppette, senza nemmeno mugugnare un lamento. Il fatto è che a tali prezzi ci siamo abituati e non riusciamo a rinunciare a farci sfilare ben 4794 Lire in più rispetto a quello che già ci sembrava caro, quando in realtà ad un gelato si potrebbe facilmente fare a meno...

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Mi fa pensare il motto con il quale ormai sono state inquinate le menti di buona parte degli italiani e non solo. "La democrazia non si esporta", è la frase che più spesso si sente pronunciare quando giocoforza in questi giorni il discorso ricade su Iraq, guerra e terrorismo. Caspita possibile che si possa essere così ottusi da non capire? Certo, avere i terroristi in casa non è una bella cosa, ma questo non cambia il fatto che la democrazia non è un bene della nostra civiltà, ma dell'umanità intera e come tale è nostro obbligo morale regalarlo a chi non ce l'ha. Possiamo discutere se volete dei mezzi per garantire la democrazia a tutti i popoli, ma che la democrazia debba per forza essere "esportata", su questo non ci piove. Forza, pensateci un momento, per una volta cercate di vedere il modo da un'angolazione diversa da quella che viene proposta dalla tivu o da quella che sembra essere la realtà più comoda. La democrazia è la possibilità che ogni essere umano deve avere di autodeterminare il proprio destino e come tale non deve essere considerata un vezzo tipicamente occidentale, ma un diritto inalienabile di ogni uomo che si possa dir tale, sulla faccia di questo martoriato pianeta. E' un concetto semplice mi pare, demo-crazia, ce lo hanno anche insegnato alle medie, "governo del popolo", non dei potenti, non dei ricchi, non dei crudeli, non degli aguzzini, ma del popolo, dell'uomo per l'uomo in definitiva. Guardata in questo modo diventa un'esportazione non solo possibile, ma addirittura auspicabile, per chi non ce l'ha che deve impararla, e per noi che pur avendola almeno in parte oggi potremmo perderla domani.

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La grave decisione della Francia e dell'Olanda di sospendere il trattato di Schengen, ovvero di ripristinare le barriere doganali alle proprie frontiere potrebbe essere il primo passo verso la disgregazione del progetto di Europa. Non è un caso infatti che i paesi che per primi hanno operato questo passo indietro sono stati quelli in cui il referendum sulla costituzione europea ha visto la vittoria dei no. Allo stesso tempo è certo che quanto sta avvenendo può essere considerato a ragion veduta una grande vittoria che i terroristi potranno rivendicare a proprio vantaggio. Essi infatti sono riusciti nell'intento di frantumare il continente europeo provocando una divisione di carattere fortemente politico che non può che essere dannosa per i paesi dell'unione. Si torna indietro ad una concezione isolazionista delle nazioni che preferiscono chiudersi in se stesse piuttosto che invece trovare l'occasione per affermare una unione più forte nella battaglia contro il terrorismo internazionale. Si rischia così di perdere il momento favorevole per creare uno spirito realmente europeo unendo i cittadini dei vari paesi in uno sforzo comune nella difesa del territorio intero dell'europa e al contrario rinvigorire chi ancora spinge per una unione di carattere puramente economico tendent a mantenere i poteri nazionali contro quelli sovranazionali. La crepa che si è formata rischia ora di propagarsi a velocità crescente e ne sono certo per riuscire a ripararla potrebbero volerci molti anni.

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Ricorre oggi un triste anniversario. Sono trascorsi 10 anni dal massacro di Srebrenica, perpetrato dalla milizia Serba del generale Ratko Mladic, nei confronti dei musulmani bosniaci. L'11 luglio del 1995, vennero massacrate circa 15000 persone, in fuga dalla città d'argento (questo significa srebro), nel bel mezzo della zona che l'ONU aveva proclamato protetta poco prima. Fu allora dimostrata l'ottusità di una non politica da parte dell'ONU che si limitò alla semplice dichiarazione, senza far nulla per trasformarla in una reale tutela. Allora ne fecero le spese i musulmani che stavano cercando di abbandonare la città pagando con la vita le schermaglie di potere di un'istituzione che non voleva riconoscere i criminali. Anche oggi tale politica non ha subito sostanziali modifiche e sta applicando i medesimi errori alla questione del Darfur. Si è parlato molto di riforma dell'ONU recentemente, ma ad oggi, nonostante tale istituzione appaia totalmente inefficace, non si fa nulla per cambiarla. Curioso notare che gli unici che hanno subito le conseguenze delle responsabilità dell'ONU sono i 370 caschi blu e il loro comandante che all'alba dell'11 luglio si arresero ai miliziani serbi per scampare essi stessi al massacro. Certo, si può biasimare la codardia di un comandante e dei suoi sottoposti che non hanno compiuto il dovere per cui sono stati mandati nella zona, ma viene da chiedersi per quale motivo invece che solo 370 non ne fossero stati inviati 3700?

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Ci risiamo, come già è successo negli "anni di piombo" con la scusa delle BR, c'è qualcuno che vuole approfittare dei drammatici eventi di Londra per dare una dura spallata alla nostra libertà. Si parla infatti della necessità di creare delle leggi speciali per far fronte alla minaccia del terrorismo. Come sempre l'Italia, e soprattutto i suoi politici non perdono tempo quando si tratta di adoperare la legge come un'arma impropria contro i cittadini di questo paese e più in generale contro i diritti umani.

Potremmo aspettarci all'inizio leggi che limitino il traffico ai confini del paese, probabilmente lasciando massima libertà alle forze dell'ordine ed autorizzandole nell'uso della forza. Poi verranno i pentiti, finanziati generosamente dallo stato per la loro delazione, infine qualcuno si sveglierà un giorno e scoprirà che è molto utile incarcerare e torturare i musulmani ed ecco una nuova legge speciale. Già oggi il nostro paese adotta delle leggi speciali ad esempio nel caso dei reti di mafia, come la famigerata 41-bis, la legge sul carcere duro, che nasce come una sospensione dei diritti dei carcerati cui viene negato persino di poter incontrare i propri cari.

Pare che qualcuno abbia letto il mio precedente post e abbia deciso che era proprio il caso di fare il contrario. L'introduzione di leggi speciali è la negazione della democrazia stessa e serve esclusivamente a creare attriti inutili con i musulmani che vivono legittimamente nel nostro paese e a dare un enorme potere alle forze di polizia che è noto a tutti non sono le più abili a gestirlo. Un paese democratico invece non ha bisogno di leggi speciali perchè il suo ordinamento già fornisce tutti gli strumenti necessari per poter affrontare una minaccia terroristica. Abbiamo leggi, abbiamo magistrati e pubblici ministeri, e tutti gli strumenti necessari per poter perseguire, nel rispetto dei diritti umani, i delinquenti e i terroristi. Invece che abbassarsi al livello dei terroristi applichiamo leggi e strumenti esistenti e dimostriamo qual'è la forza della democrazia. Se così non funziona allora significa che hanno ragione loro, che non è la democrazia la ricetta giusta per la vita civile.

Sarebbe la fine.

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