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Libertà di pensiero e libertà di informazione

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Mi è capitato, di recente, ma anche altre volte in passato, di assistere alle reazioni scomposte di chi, in seguito a qualche post un po’ avventato, si è visto ammonito oppure addirittura censurato da Facebook. Tipicamente le reazioni sono le più disparate, ma quella più ricorrente è: “ma io ho diritto di informare!!”. Ora, il diritto di informazione è qualcosa di costituzionalmente garantito, sia in termini di diritto passivo (ricevere informazione) che di diritto attivo (fare informazione) e assolutamente nessuno dovrebbe mai negarlo, tuttavia credo che molti confondano la libertà di informazione con una sottilmente diversa libertà di pensiero.

Provo a spiegarmi. Credo che in definitiva sia chiaro a tutti che chiunque di voi abbia libertà di pensiero, altresì garantita dalla costituzione, libertà che vi consente di pensare o credere a qualunque cosa. Potete pensare ad esempio che un Arancio (il frutto) non sia arancione ma in realtà blu a pallini rosa e che siete vittima del complotto dei fruttivendoli che hanno indotto tutti a credere che l’Arancio sia arancione. E finché tenete per voi questo pensiero, magari anche seguendo una dottrina “bluastriana” con le regole più astruse, nessuno può dirvi o farvi nulla. Siete liberi di pensare quello che volete e questo vi garantisce anche di poter vivere come meglio credete, di seguire la religione che preferite, o di non seguirne nessuna, di essere Vegetariani o Vegani o magari di andare al mare tutti gli anni nella stessa spiaggia. Fintanto che il pensiero coinvolge solo ed esclusivamente voi stessi siete in salvo.

Quando invece passiamo alla “libertà di informazione”, cioè alla possibilità di trasferire il vostro pensiero agli altri, per mezzo della parola, della carta stampata, di un manifesto affisso per strada o, magari, di un post su Facebook le cose cambiano nettamente. Questo perché nel trasferire ad altri il vostro pensiero siete nella scomoda posizione di poter causare un danno a qualcuno. Ad esempio, se aprite la vostra pagina “bluastriana” i fruttivendoli potrebbero prendersela perché state diffondendo una notizia falsa e questo ha impatto sulla loro integrità morale di professionisti oppure banalmente sul loro fatturato. E’ del tutto vero che siete liberi di fare informazione attiva, ma è anche assolutamente vero il principio civile per cui la vostra libertà non deve ledere quella degli altri. Perciò nel fare informazione non siete liberi di scrivere tutto ciò che vi passa per la testa ma dovreste attenervi al vero (o meglio ancora al dimostrabile). Se non vi attenete al vero nel fare informazione, banalmente qualcuno potrebbe portarvi in tribunale e cavarvi la pelle oltre che la camicia e, in virtù della stessa costituzione che tutela la vostra libertà di informazione, avrebbe il pieno (e sacrosanto) diritto di farlo.

C’è un altro tassello in questo puzzle che va sotto il nome di “editore”. Chi è l’editore? Per un giornalista che pubblica articoli per la carta stampata l’editore è colui che pubblica il giornale, e spesso il direttore responsabile ne è il rappresentante legale. Anche voi che pubblicate post su Facebook siete soggetti a un editore che è Facebook stesso. Io che scrivo queste pagine su un blog personale, ospitato da un mio server sono editore di me stesso e così via. Ma perché è importante l’editore? Perché l’editore è responsabile dei contenuti che vengono pubblicati sulla sua “testata”, sia che sia un quotidiano nazionale o un social come Twitter o Facebook. E in quanto tale, tornando al tizio che vi cava la pelle in tribunale, mette in gioco un suo generoso pezzettino di pelle nella stessa causa per garantire a voi la libertà di informazione.

In ultima analisi quindi non dovreste stupirvi se Facebook un bel giorno vi manda un messaggio e vi dice che ha cancellato un vostro post, che vi ha bloccato il profilo o che ha oscurato una vostra foto o video. Facebook sta solamente tutelando se stesso e ha tutto il diritto di farlo perché altrimenti vedrebbe rapidamente dilapidati i dividendi dei propri soci e probabilmente anche gli stipendi dei dipendenti per pagare fior fior di quattrini in avvocati e cause perse. La giusta reazione è di farvi un piccolo esame di coscienza e dire a voi stessi che non è calata la censura da parte di un complotto, ma anzi che siete semplicemente “vittima” di un combinato costituzionale che deve garantire non solo i vostri diritti ma anche quelli del vostro prossimo. Con questo pensiero in mente non potrete che dire grazie, a Facebook che nel salvarsi il culo ha salvato anche il vostro e ai nostri padri costituzionali che sono stati così avveduti da garantire la libertà di tutti e non solo la vostra.