Pochi istanti fa, facendo il mio solito giro nel blog dell'UG, ho notato con sommo onore di essere stato citato da Emanuele Del Bono, in merito ad un mio precedente post.

La discussione è avvincente; In soldoni, la domanda è:

Ma vale la pena di scrivere buon codice?

Massacrati, e mentalmente malmenati, ci districhiamo il giorno e troppo spesso la notte, per cercare pattern, per conoscere il problema prima di affrontarlo, per condurre la nostra analisi al massimo dettaglio (che altro non è che il programma funzionante).

E' vero, il più delle volte questo cozza contro le mire "espansionistiche" del nostro commerciale di riferimento, che predilige il buon contante al buon codice, oppure contro il portafogli cronicamente vuoto del nostro beneamato cliente, ma io credo che alla fine paga.

Certo, paga, perchè un problema affrontato bene non risolve solo se stesso, ma porta al suo interno anche il germe della soluzione di mille altri. Un pattern non è solo un modo di mettere assieme un paio di classi, è anche e soprattutto un metodo per dare una risposta ad un problema attuale che ci apre la strada per risolvere quelli del futuro.

La difficoltà non è nel capirlo, ma nel farlo capire. Al cliente, al titolare della nostra azienda, al responsabile commerciale e via via sempre più giu, fino (purtroppo) al nostro diretto responsabile, che spesso è un po' più commerciale che programmatore.

Però, negli ultimi "mesi" (o forse settimane) noto qualche leggera differenza.

Il cliente ci pensa... vuole sapere... chissà... potrebbe essere l'inizio. Sarò un'illuso, ma io ci credo.

blog[at]boschin.it

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