Stamattina in riunione, si sono affrontati i "problemi di tutti i giorni", che si riscontrano in azienda.

Quello che mi ha incuriosito è che per l'ennesima volta, l'ennesimo cliente chiede che le immagini che vengono mostrate sul sito della propria azienda, non possano essere scaricate e salvate sul pc di chi naviga.

A prescindere dal fatto che questo è evidentemente una questione di ignoranza rispetto al funzionamento del browser, che indubbiamente si può anche concedere, mi domando se realmente chi fa richieste di questo tipo si sia mai soffermato a ragionare su quanto chiede. Di certo, quando costui abbia prodotto un catalogo cartaceo, magari da mostrare in una fiera campionaria, non si sarà nemmeno sognato di poterne impedire realmente la copia, mentre a quanto pare, questa richiesta diventa indiscutibile nel momento in cui l'immagine va nella rete.

A mio parere, questo dimostra una "paura del mezzo", che non può essere altro che imputabile alla demonizzazione che se ne fa continuamente nei media, a partire dalla nomea di covo di pedofili e terroristi, che tg e quotidiani gli hanno appiccicato.

Pochi hanno l'intelligenza di ammettere che spionaggio industriale, pedofilia, & co. già esistessero prima dell'avvento della rete, e che è solo grazie alla rete che esse sono diventate visibili e perciòstesso oggetto di lotta e prevenzione, mentre prima ipocritamente erano semplicemente negate.

Infine, tornando al nostro orticello, mi chiedo se davvero valga la pena di incaponirsi a trovare nuovi paradigmi e ad applicarli, a lavorare per nuove modalità agili di sviluppo, a sperimentare e raffinare nuove tecnologie, quando poi ci dobbiamo scontrare con l'ignoranza dimostrata da inezie di tale portata?

 

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Commenti (9) -

# | Lorenzo Barbieri | 04.10.2004 - 23.01

Questa è una mentalità tipica di certe persone.

Come quelle che spendono un sacco di soldi per cercare di proteggere con chiavi hardware e altri sistemi codice che non vale una cicca...



Ne spendessero un po' di più per scrivere codice migliore...

# | Marco Abis | 04.10.2004 - 23.22

A me è capitato recentemente un cliente che non voleva che i visitatori potessero vedere il codice html delle pagine. Ci abbiamo messo 30 minuti a fargli capire (ma non so fino a che punto) che nonostante tutti gli "impedimenti" che ci si puo' inventare comunque il codice DEVE arrivare al browser!!



Fortunatamente il collega "disgraziato" che se ne è uscito con "facciamo tutto in flash allora" è stato tenuto a bada ;-D

# | Andrea Boschin | 04.10.2004 - 23.24

ovviamente il "collega" spero sia stato licenziato in tronco...



# | Marco Maso | 04.10.2004 - 23.30

Di solito i clienti hanno la cultura per quello che riguarda il prodotto che commercializzano e non hanno tempo per approfondire altre cose altrimenti per loro diventa perdita di tempo e di denaro.



Credo stia a chi offre il servizio, (in questo caso la realizzazione di un sito) spiegare al cliente cosa si può fare e cosa no.



Il problema credo sia invece che pur di accaparrarsi il cliente si promettono mari e monti, cose magari non fattibili o inutili per l'azienda.



Il cliente va educato.





Marco

# | Andrea Boschin | 04.10.2004 - 23.40

Su questo concordo quasi completamente. Infatti è anche un'assunzione dei metodi di sviluppo agili (mi conforti Marco Abis) che il cliente non sa nemmeno quello che vuole, perciò figuriamoci se sa quello che è il nostro mestiere.



Però, bisognerebbe sgombrare il campo da certe cose. Quando compro qualcosa, dovrei almeno cercare di capire cosa sto comprando. Se un cliente pone questo tipo di problematiche significa che non ci ha nemmeno provato... altro che educazione.



Eppoi ormai sono quasi 10 anni che li educhiamo sti clienti...

# | Marco Abis | 05.10.2004 - 00.50

Da sempre si dice che bisogna aiutare il cliente a capire cosa vuole esattamente, le differenze sono in come questo si puo' fare.



E' vero che non ci si puo'/deve aspetare che il cliente conosca il nostro mestiere (che a volte è anche peggio: qualche anno fa il responsabile di un'area di una importante banca mi disse: "so cos'e' e come funziona un database relazionale ma vorrei che i dati dei dipendenti fossero ripetuti in ogni tabella lo stesso" !!) pero' credo che il vero problema sia quello evidenziato da Andrea nell'ultimo commento: l'idea del comprare chiavi in mano.



E' sbagliata, qui non parliamo di automobili, e sebbene dovrebbe essere sacrosanto che un cliente abbia a cuore il proprio progetto (che alla fine deve portare valore a lui) è diffusissimo un approccio di questo tipo: il cliente viene, chiede, se ne va e torna alla fine per ritirare il pacchettino.



Questo non funziona e se il cliente è il primo a disinteressarsi del proprio progetto fino al giorno della consegna è per forza di cose un GROSSO problema.

# | Davide Mauri | 05.10.2004 - 03.30

Io credo che il problema stia nel fatto che il software è - appunto - "soft"....dato che è qualcosa di intangbili molti clienti, credono che sia tutto semplice e banale...dato che ci riescono loro con qualche colpo di mouse e un bel wizard di Access.



Pensate che in questi giorni sto lottando per far capire ad un cliente che il database che mi ha dato, essendo fatto in excel (che database eh, altro che sql server! ) è completamente sprovvisto di Primary Key e quindi non si possono fare ricerche sensate semplicemente specificando Nome e Cognome dell'utente....



Quello che io mi chiedo è: ma se mi ha assunto come consulente, perchè NON si fida di quello che gli dico? E' giusto che il cliente voglia capire....ma a questo punto o si mette in testa che deve capire cos'è una Primary Key oppure non cerca tutte le volte di convicermi che lui con Excel non ha mai avuto questo problema.....



No?



E poi...io al meccanico non chiedo come funziona l'iniezione elettronica...perchè per il software diverso? secondo me perchè che ancora la concezione che sia una cosa con cui giocare....



Per fortuna non con tutti è cosi!

# | Mirko Spagnolatti | 05.10.2004 - 04.40

...interessante... però, dato che mi hanno insegnato che il cliente bene o male ha sempre ragione, e che sotto sotto qualche fondo di verità c'é sempre, considererei la cosa anche da un altro punto di vista. E' vero che le violazioni di copyright esistevano anche prima, ma accidenti se ne è stato fatto di casino sul concetto di intellectual property su Internet (da Napster in giù). La realtà è che oggi nemmeno molti addetti ai lavori hanno realmente le idee chiare in questo senso, figuriamoci i clienti...

# | Web Log di M.rkino | 30.10.2004 - 00.51

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