Lo scorso anno verso fine estate qualcuno mi ha chiesto di pubblicare gli itinerari che avevo percorso nelle precedenti settimane attraverso le montagne del Cadore, della Val Zoldana e della Val Pusteria. Complici la ripresa delle attività invernali, e vari impegni, alla fine non ho più fatto nulla e questi piacevoli camminate sono cadute un po’ nell’oblio, rimanendo poco più di un bel ricordo nella mia testa. Quest’anno, mentre si avvicina la data ufficiale della riapertura estiva dei rifugi, ho deciso di provare ad impegnarmi a parlarvi più dettagliatamente di queste mie scorribande tra cengie e bivacchi, pubblicando assieme ai dettagli di ogni escursione anche qualche foto e le mie impressioni. Sabato 3 Giugno ho deciso di affrontare la salita ad un rifugio che tipicamente è già in attività quando gli altri ancora non hanno aperto la stagione, tanto è vero che anche nel periodo primaverile, in occasione di alcuni weekend il rifugio apre i battenti e offre l’occasione di raggiungerlo magari muniti di ciaspe e assaporare le piacevoli pietanze preparate dalla moglie del gestore.

Il Rifugio Alpino Dino e Giovanni Chiggiato, si trova nella parte iniziale del Cadore, poco lontano da Calazo di Cadore, per chi proviene dalla pianura e questo è un vantaggio indiscutibile rispetto ai più blasonati rifugi dolomitici perchè è possibile raggiungerlo in giornata, anche nei giorni di maggiore frequenza, senza rischiare di fare ore e ore di coda al rientro, dato che è molto meno distante da Longarone e dall’autostrada rispetto a molti altri. Tuttavia aspettatevi comunque un po’ di coda se lo raggiungete nelle giornate più critiche come la Domenica. Quest’anno l’ho scelto come “apripista”, un po per allenare il fiato, un po’ perchè dopo averlo visitato l’anno scorso mi è rimasto impresso per la bellezza del paesaggio nel quale è collocato oltre che per la cura con cui il gestore ne conserva la struttura (Premiato nel 2015 come miglior Rifugio del Cadore). Negli anni scorsi lo avevo sempre un po’ snobbato per un errore di valutazione, complice l’altitudine non troppo elevata (1911 m.s.l.m) e il fatto che sia pubblicizzato da cartelloni all’uscita dell’autostrada, avevo erroneamente pensato si trattasse di un luogo eccessivamente frequentato dal peggiore turismo, ma in realtà ho scoperto in esso un punto da raggiungere spesso per passare una giornata immersi nella tranquillità ricavata tra alcune delle più belle cime delle Dolomiti.

imageQuest’anno ho scelto la salita più classica, il sentiero che parte dalla località “La Stua” (segnavia 261) e risale la montagna con una pendenza pressoche invariata dall’inizio alla fine. In effetti trattandosi del sentiero più battutto, costituito in gran parte da una stretta stradina ben segnata e curata – diversamente dai sentieri dei rifugi più importanti che spesso sono irti e costellati da continui sassi e radici che ostacolano il passo – si può essere portati a pensare che sia facile. In realtà, le 2 ore nominali di questo percorso si rivelano un impegno atletico “importante” dato che il sentiero non vi darà tregua, richiedendovi minuto dopo minuto di attingere a tutta l’energia che avete nelle vostre gambe per arrivare alla agognata destinazione.

La partenza del sentiero è situata in località “La Stua”, raggiungibile in macchina, mantenendo la destra dopo il ponticello che si trova poco dopo la Chiesetta del Caravaggio in direzione “Praciadelan” a Calalzo di Cadore (BL). Occorre fare un po’ di attenzione perchè dopo il ponte vi si presenta una casa nel bel mezzo del bivio ma la strada che dovrete imboccare, ad un occhio poco esperto, può apparire come il viottolo che conduce al retro. Invece, superata la casa vi troverete su una stretta stradina asfaltata ma piuttosto dissestata che sale per circa 2 km in mezzo alla montagna, a ridosso del torrente. Molta attenzione dovranno porla quelli che sono dotati di una vettura bassa perchè le frequenti buche li porteranno spesso a “grattare” se non procederanno con cautela. Al termine, si arriva in un piccolo parcheggio che può ospitare almeno una decina di vetture e indossati degli adeguati scarponi e uno zainetto con un kit precauzionale da montagna si inizia la salita sulla restante parte della strada asfaltata inaccessibile alle vetture.

WP_20170603_11_13_00_Raw_LI__highresLa strada assume quasi immediatamente una pendenza costante che la caratterizzerà per tutto il tortuoso percorso, aumentando gradualmente anche per effetto della stanchezza che mano a mano si accumula. Dopo aver abbandonato l’asfalto il sentiero si tramuta in una pastorale piuttosto larga e segnata dagli alti alberi che la tengono costantemente in ombra. Se la giornata non è delle più calde sarà opportuno indossare un golfino leggero per proteggersi dall’umidità del bosco. Mano a mano che si sale, si incontrano numerose deviazioni dal sentiero principale, alcune di queste sono poco più che scorciatoie che usualmente consiglio di evitare perchè, pur sembrando un’ottima idea a prima vista, alla fine logorano le nostre energie molto più velocemente del percorso più lungo ma più dolce. Il sentiero è sempre e costantemente segnato da numerosi segni rossi e bianchi, alcuni riportanti il numero 261 ben evidente. E’ davvero impossibile perdersi, anche grazie a una buona quantità - quasi eccessiva - di indicazioni per il rifugio, giustficate WP_20170603_11_46_04_Raw_LI__highresdal fatto che nel periodo invernale segnano il sentiero dedicato alle ciaspole. Vista l’altitudine non eccessiva, la vegetazione rimane sempre molto rigogliosa garantendo una frescura per tutto il percorso e aprendosi solo per un breve tratto quando si giunge a circa venti minuti dal rifugio. In questo tratto finale i più fortunati potranno ammirare un buon numero di camosci intenti a brucare in un pendio scosceso poco distante dal sentiero. Sarete facilmente attirati dal rumore legnoso che rompe il silenzio quando le corna dei maschi si incrociano in brevi scambi incruenti. Continuando a camminare sulla salita che oramai è alla sua più impegnativa pendenza finalmente si intravvederà la bandiera che segna il punto più alto in prossimità del fabbricato in pietra corrisponente al rifugio. Questo in effetti è il primo punto che si raggiunge quando la vegetazione lascia spazio allo sguardo e, prima ancora di notare il rifugio una cinquantina di metri più sotto, sarete sicuramente rapiti dal panorama fantastico che include sulla sinistra gli Spalti di toro, più al centro l’Antelao e infine le Marmarole, in una parata che trova validi rivali sono in alcuno dei più alti e impegnativi rifugio dell’alto Cadore e del Tirolo del Sud.

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Questo punto, dotato di due tronchi di legno trasformati in panchine è di certo uno dei migliori per fermarsi prima di raggiungere il rifugio, e il prato molto ampio vi consentirà anche di godere il meritato riposo sentendo il sole di montagna scaldarvi la pelle mentre il profumo dell’erba vi rilassa le narici. Poi, dopo aver ammirato a lungo il panorama punteggiato nel basso dalla città di Calalzo e da un ampio scorcio del lago Centro Cadore, è d’obbligo recarsi al rifugio e godere delle ottime pietanze che le sapienti mani della cuoca sapranno confezionare. Potrete gustarle nella tettoia all’esterno oppure in una bellissima sala da pranzo dotata di tavoli e rivestimento in accogliente legno.

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Cerco sempre di protrarre a lungo la mia permanenza in questo luogo meraviglioso, magari leggendo un libro o chiacchierando mentre sorseggio una birra. Tuttavia alla fine giunge il momento di tornare. al ritorno il sentiero è nuovamente impegnativo perchè la sua pendenza insiste sulle ginocchia senza troppa pietà, ma la discesa è molto più breve e agevole della salita, e se non fosse per la pioggerella che stavolta ha bagnato l’ultimo quarto d’ora, la giornata si sarebbe potuta dire ampiamente perfetta. Ora è il momento di pensare alla prossima escursione… mi attente il Rifugio Tita Barba fra un paio di settimane all’apertura ufficiale della stagione.

Informazioni WP_20170603_14_11_21_Raw_LI__highres

  • Destinazione: Rifugio Alpino Dino e Giovanni Chiggiato (CAI Venezia)
  • Data escursione: Sabato 3 Giugno 2017
  • Posizione: Marmarole Centrali (mappa)
  • Durata: poco più di 2 ore per gambe allenate, fino a 2:45 per i meno preparati.
  • Apertura: Continuata da metà Giugno a fine Settembre e nei weekend di bel tempo per il resto.
  • Difficoltà: Facile il percorso ben segnato ma richiede buona resistenza fisica e costanza nel passo.
  • Sentiero: 261 da Località La Stua (Calalzo di Cadore – BL)
  • Telefono: +39.329.0757808 - +39.346.1817182


Nella foto il simpatico cane del gestore mentre custodisce la mia birra…

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