Si dice con giustificato orgoglio, che la schiavitù nei tempi moderni sia stata abolita, e di certo con riferimento alle orribili pratiche che nei secoli precedenti a questo hanno visto la mercificazione degli esseri umani non si può che essere d'accordo, sia con l'affermazione che con l'orgoglio. Certo è che, se la schiavitù è stata abolita, non è necessariamente vero che non sia praticata, ma credo che si possa ragionevolmente dire che in questo campo l'umanità è riuscita a venirne fuori anche se ci ha messo parecchio tempo.

Ma non è a questo genere di schiavitù che mi riferisco nel titolo di questo post. Piuttosto vorrei parlare di quella che indubbiamente è la forma di schiavismo cui tutti noi siamo sottoposti, e che giorno dopo giorno siamo costretti ad accettare e subire senza possibilità di poterci liberare. Mi riferisco alla schiavitù del Petrolio.

Se ci pensate bene è impensabile per chiunque di noi la rinuncia al nostro mezzo di locomozione che ci conduce giorno dopo giorno sul luogo di lavoro. Chi più chi meno, ma di certo tutti dobbiamo fare i conti con il pieno di benzina, gasolio o GPL e accettare di pagare, ogni giorno più del precedente, un bene senza il quale la nostra vita cambierebbe radicalmente, con molta probabilità in peggio. Non c'è dubbio che l'uso dell'automobile ha portato numerosi vantaggi alla moderna società, ma di certo fra tutti suppongo che quello di poter ampliare di parecchio il raggio nel quale esercitare la propria professione sia quello che di gran lunga ha dato nuove opportunità alle persone.

Ora quindi lo schiavo moderno si vede di fronte alla scelta di continuare ad acquistate i derivati del petrolio ad un prezzo che è deciso sicuramente in primis dall'avidità di altre persone, oppure rinunciare ad esercitare un lavoro e soffrire quindi tutte le nefaste conseguenze che il mondo moderno implicitamente riserva ad una tale decisione. E' ovvio che chiunque tra la scelta di perdere la propria casa, la possibilità di acquistare i propri alimenti e abiti, eccetera, e l'acquistare della benzina e continuare a vivere la propria vita di tutti i giorni sceglierà obbligatoriamente questa seconda via e questo a casa mia si dice "essere schiavo".

La schiavitù del petrolio permea la nostra società molto oltre quello che è l'uso "diretto" dei derivati per la locomozione, dato che con tutta probabilità l'energia che consumiamo, molti degli oggetti che usiamo e sicuramente altre mille cose è in qualche modo legato al petrolio, ma a mio modo di vedere tutti questi altre sfaccettature del problema non incidono più che un po' in quello che è il reale fulcro della dipendenza dal petrolio e cioè l'automobile.

Non sono per nulla convinto che la strada che il mondo sta cercando di intraprendere, verso l'uso di energie alternative per alimentare le vetture, possa essere una strada che ci porterà ad un successo: l'auto elettrica è uno strumento la cui autonomia è risibile e non vedo come possa aumentare a tal punto da fare concorrenza all'auto tradizionale. L'uso del GPL è un placebo dato che come è successo per il gasolio, il destino di questo combustibile è quello di raggiungere il medesimo prezzo dei suoi più longevi compagni. Le celle ad idrogeno e altre tecnologie del genere sono ancora troppo embrionali perchè si possa pensare che risolvano il nostro problema rapidamente.

Mi chiedo se, e con questo vengo al nocciolo di questo lungo post, la soluzione più immediata non venga dall'informatica. Oggi, la vera e unica soluzione per abbattere del 70 all'80% l'utilizzo della nostra vettura (e di conseguenza l'emissione di gas dannosi) non è forse l'adozione del telelavoro? Non sono ingenuo e so che anche l'elettricità che alimenta il nostro PC deriva in qualche modo dal petrolio, ma con la recente crescita delle installazioni di pannelli fotovoltaici, e anche solo per il fatto che la produzione di elettricità può sicuramente essere fatta in modo più raffinato e ottimizzato di far esplodere benzina nei cilindri del nostro motore, il risultato potrebbe essere ragionevolmente raggiungibile.

Ho fatto un po' di conti ed è venuto fuori che personalmente percorro circa 20000 km all'anno dei quali praticamente 18000 sono fatti esclusivamente per recarmi in un ufficio e fare un lavoro che potrei benissimo fare nel mio studio di casa. Lavori come il mio potrebbero godere di un abbattimento dell'uso della vettura di quasi il 100% e sono certo che esistono molte altre attività che possono godere di questo privilegio. Mia moglie ad esempio per lavoro deve consultare bolle doganali che transitano ormai completamente su linee informatiche. Cosa le impedirebbe dei fare il suo lavoro a casa? Tralasciamo inoltre il fatto che impiegare in media dai 40 ai 60 minuti al giorno del mio tempo solo per spostarmi d casa in ufficio e viceversa mi sembra sconsiderato.

Ritengo si tratti soprattutto di una questione di educazione; esistono per certo attività che debbono essere svolte davanti ad un tornio piuttosto che in un ufficio dotato di strumenti che non possono essere dislocati. Me una grande maggioranza di persone non farebbe differenza nello svolgere la propria attività da casa anzichè percorrere chilometri in macchina per recarsi in ufficio.

Che sia questa la strada per rompere le catene della nostra moderna schiavitù? E se è così, cosa possiamo fare per iniziare a percorrerla?


Commenti (5) -

# | Claudio Valerio Italy | 08.01.2011 - 11.09

Ovviamente concordo in toto.
Ci sono tuttavia delle limitazioni al telelavoro, alcune di carattere pratico / tecnologico (aggirabili), altre di carattere psicologico / emotivo (meno aggirabili).
Ad esempio, se tutti lavorassimo da casa, sarebbe necessaria un'infrastruttura per permettere di organizzare in modo efficiente il team di lavoro (attraverso video conferenze, call conferences, ecc...), infrastruttura per il cui sviluppo la maggior parte degli "imprenditori" (ovviamente parlo della realtà italiana) non è disposta a spendere una lira.
Inoltre, sempre dal punto di vista del "capo", avere i dipendenti / collaboratori negli uffici è da sempre garanzia (a torto o a ragione) che il lavoro venga fatto, invece con il telelavoro si perde quella sensazione di avere il "controllo" sui propri dipendenti. Dipende quindi dalla fiducia che il datore di lavoro ha verso il proprio gruppo di lavoratori (e dalla fiducia che gli stessi lavoratori meritano Smile) il successo di una filosofia di lavoro completamente diversa da quello a cui si è abituati in Italia (ricordiamoci sempre che il dipendente è visto dal capo come un operaio in fabbrica: se l'operaio c'è, produce; se l'operaio non c'è, non produce). Questa mentalità è purtroppo ancora molto diffusa, e di difficile sostituzione, anche a fronte di notevoli prospetti di risparmio ecologico ed economico per l'azienda.
Un altro punto da valutare è quello sociale: in un epoca in cui si passano 8-10 ore a lavorare, i rapporti umani che creiamo sono soprattutto con i colleghi. Avendo la scusa di non uscire di casa, il rischio di isolarsi sempre di più diventa alto.
Ci sarebbero altri millemila fattori da considerare, ma concludo dicendo che il telelavoro è per tutti (con le dovute eccezioni, ovviamente), ma, IMHO, non tutti sono per il telelavoro Smile.

# | Someone Italy | 08.01.2011 - 18.28

La mentalita' di diversi "capi" in Italia farebbe bene a cambiare, o questi capi ad essere cacciati e a cambiare lavoro.

Se hai bisogno di un avvocato, ti rechi da lui, gli esponi il caso, lo analizzate insieme, si pattuisce un compenso, e poi l'avvocato lavora *in autonomia*. Il lavoro se lo organizza lui nel proprio studio, con gli orari che gli sono piu' comodi.
Avete mai visto un cliente che pretenda di vedere l'avvocato mentre studia le carte, consulta testi, banche dati, etc.?
Lo stesso dovrebbe valere per una professione ad alto contenuto intellettuale come quella dello sviluppatore.

# | Claudio Valerio Italy | 08.01.2011 - 18.48

@Someone: purtroppo la professione dello sviluppatore in Italia è vista (per lo più, ovviamente) tutt'altro che "ad alto contenuto intellettuale"... basti pensare al fatto che, mentre moltissime professioni specialistiche in Italia possano contare su un proprio ordine (come gli avvocati, i giornalisti, ecc...), non esiste un corrispettivo per gli sviluppatori (o gli informatici in genere). In Italia o sei ingegnere o sei niente. Poi capita di arrivare in posti in cui il "capo" ha la mentalità più aperta (normalmente perchè lui stesso è un po' smanettone) e capisce... allora ti trovi la VPN per lavorare da casa, gli strumenti, ecc...

Comunque, tornando al tema del post, sarebbe bello che anche chi ci governa si dia una svegliata, e intervenga con incentivi verso chi favorisce il telelavoro (veramente, non per finta!). Io vivo poco fuori Milano e lavoro quasi in centro. Fortunatamente ho la possibilità di prendere i mezzi quasi da casa fino a praticamente sotto l'ufficio, ma vedo tutti i giorni le code delle auto che vanno (la mattina) e vengono (la sera) dalla città. Un'amministrazione di una città assediata dalle auto come Milano dovrebbe per prima cambiare mentalità e intervenire direttamente sulle aziende cittadine per fare qualcosa.

# | Andrea Angella United Kingdom | 08.01.2011 - 19.35

Ciao Andrea, condivido appieno quello che dici e le tue conclusioni.

La risposta alla tua domanda e' spingere le aziende ad adottare il Virtual Computing che oltre a questo offre altri incredibili vantaggi sia per gli utenti che per gli ITPro !

Ho avuto il piacere di essere assunto da una delle aziende leader di queste tecnologie: Citrix.

Citrix e Microsoft stanno lavorando a stretto contatto perche' questo diventi realta'.

http://www.citrixandmicrosoft.com/
http://www.citrix.com/

# | Mattia Codato Italy | 10.01.2011 - 16.10

Assolutamente d'accordo sulla questione telelavoro, si vedono giusto in questi tempi i primi timidi tentativi.

La questione energie alternative è troppo complessa (si andrebbe inevitabilmente a finire sulla politica) per essere affrontata brevemente, ma penso che tra non molto saranno necessarie.

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