In questi giorni, chi mi segue su facebook sa che mi trovo nel Cilento, e per la precisione in uno sperduto paesino nel bel mezzo del parco nazionale omonimo. Vi assicuro che, pur se carico di elementi storici che vengono dal secoli addietro, non è molto probabile che vi troviate in questo paese per caso, dato che non è compreso nelle guide turistiche del luogo. In effetti, a parte una fugace toccata di cinque anni fa, era dal 1984 che non ci venivo. Bosco in effetti è il paese che ha dato i natali al mio nonno materno e che per circa sedici anni è stato l'unica meta delle vacanze di famiglia. Poi le cose sono cambiate, i primi viaggi all'estero, le vacanze da solo, la ragazza, la moglie, una figlia e… 28 anni sono trascorsi e uno pensa che le cose lì fuori siano rimaste congelate nel tempo e che basti tornarci per rivivere quei tempi.

Non è così ovviamente, il tempo corre per tutti alla stessa velocità e, quando torni sui tuoi passi per vedere luoghi lontani nel tempo oltre che geograficamente, trovi tutto di dimensioni diverse, stranamente piccolo. Te lo ricordi il luogo, perché' la sua morfologia cambia ma non abbastanza in fretta, un particolare alla volta. Un viottolo che prima c'era ora non esiste più e viceversa nascono spazi, nuovi e strani che non ti sai spiegare da dove sono saltati fuori. A Bosco è successo così, la strada un po' più accidentata di come la ricordavo, un edificio "innaturale" che mal si accosta a quelli storici del luogo, una fermata dell'autobus e i tuoi ricordi inciampano qua e là dandoti l'impressione di una nota stonata che non combacia con quello che la mente suggerisce.

Poi però li senti, inconfondibili, palpabili. Sono gli odori del luogo che si fissano molto più profondamente. E la mente torna a momenti della tua infanzia, a quell'aroma delizioso di una cucina, a quello terso dei panni stesi ad asciugare, all'acredine di una traccia di un animale. Potenti e inarrestabili ti entrano in testa e ti scaraventano indietro nel tempo in un millesimo di secondo risvegliando sinapsi che ormai erano confinate in angoli remoti della mente. E con essi arriva, prepotente, la nostalgia di tempi che non potranno più essere, di ore trascorse nella felicità di un pomeriggio di luglio, di amici persi e ormai non più ritrovati, di un sorriso fugace che ti è rimasto impresso.

Bosco per me oggi è questo. Cammino per le sue vie, vedo luoghi che mano a mano tornano familiari, abitati da persone ormai sconosciute e perlopiù forse fugacemente incontrate lustri fa. Una passeggiata lieta ma al tempo stesso colma del dolore di questi ricordi annebbiati. E allora parlo a mia figlia. Glieli racconto come una storia, sperando che almeno lei possa in parte memorizzare queste mie sensazioni e un giorno farne tesoro. Credo ci riuscirò…


Aggiungi Commento