Ho sempre avuto l’insana convinzione che fosse meglio vivere, sempre e invariabilmente, scommettendo il possibile contro il probabile. Questo perchè in definitiva il probabile esiste e basta… è probabile, e quindi serve il minimo sforzo perchè di verifichi, ma da esso non ti puoi aspettare sorprese, niente di positivo, niente che faccia evolvere la tua situazione in meglio, niente che sia in più rispetto a quello che tutti si aspettano. Il probabile è il minimo sindacale, è l’oppressore che vince sull’oppresso, è lo stesso quotidiano tutti i giorni, è il latte consegnato all’uscio, quello che non ti fa “mandare dalla mamma”.

Il possibile invece è creativo. Lui non esiste e te lo devi costruire, pezzo per pezzo, con fantasia e immaginazione. Il possibile in realtà sono i tuoi sogni, quelli che fai mentre guidi sulla via del ritorno dall’ufficio, e che tutti il più delle volte archiviano dicendo… “ah, impossibile!”.

Alla fine il probabile è una vacanza in una comune località di mare dove il massimo che ti puoi aspettare è che un ombrellone sia un po’ fuori posto. Arriva il bagnino, lo sistema e tutto torna nell’ambito della semplice probabilità. Il possibile invece è una settimana in barca, alla scoperta di angoli del mondo che nemmeno ti aspettavi potessero esistere, pieno del colore, del profumo e delle sensazioni che mai avresti immaginato.

Il problema è che mentre il probabile non ti delude mai, dato che non ti da nulla, il possibile è armato di scimitarra ed è pronto, in ogni istante, a menarti un fendente che ti lascia tramortito. Succede, spesso, che inseguendo il possibile si rimanga trafitti, bastonati, delusi e tramortiti, ma alla fine ne vale sempre la pena. Vale la pena il sapere di aver fatto qualcosa che ti ha cambiato o che ha cambiato, sentire la soddifazione di essere riusciti a lasciare un segno, a migliorare le cose, a… a… a… … anche se il prezzo il da pagare il più delle volte è lo stare male perchè il probabile ha vinto ancora una volta.

Già, impossibile… tutti invariabilmente lo hanno detto almeno una volta, i più se lo dicono sempre con insistenza. Il risultato è l’aver dovuto archiviare con una sola parola un sogno, e aver chiuso un libro di speranze senza nemmeno provare a renderlo concreto. Anche io spesso, ma mai volentieri, cedo al probabilismo, alla tentazione della uniformità e prevedibilità. Ma spesso, soprattutto se mi fermo a pensarci, allora il possibile mi illumina e braccio a braccio al mio ottimismo mi guida alla scoperta di aspetti e possibilità che nemmeno osavo esprimere.

Lasciamo la noia a quei dannati probabilisti. La vita sta nel possibile.


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